La memoria…. si beh ma bisogna saperla usare

tempo fa avevo scritto questo articolo

http://www.figureskater.it/blog/?p=493

era stato scritto in un momento di scoraggiamento profondo, quando ogni cosa sembrava andare male, quando ogni tentativo era non riuscito, in quell’occasione dissi che era importante saper dimenticare il dolore ed il fallimento ma lasciare accesa una luce per non ripetere gli stessi sbagli.

Oggi invece a distanza di quasi 2 anni da quel post voglio ricordare…

non ho memoria lunga io, e questo è un vantaggio, credo… Così tendo a scrivere le cose importanti (di pattinaggio) (ma qui non si parla solo di pattinaggio) su un taccuino nero, il classico moleskine nero a righe tenuto insieme da una serie di elastici.

Lo stavo sfogliando risalendo a gennaio di quest’anno. C’era un piccolo post it su una pagina, tutto spiegazzato e sgualcito. Mi ero persino dimenticato di avercelo messo. La scritta recitava “Axel Master Plan”
Segnando l’inizio del piano definitivo.

Mi sono ricordato in quale momento di scoraggiamento ho messo li quel piccolo pezzo di carta appiccicosa come segnalibro. Sulla pagina qualche schizzo fatto a matita, un sacco di appunti su come tenere le braccia, come tenere la schiena, come far passare la gamba dove lanciare i pesi. Soluzioni per cercare di correggere gli errori sistematici che man mano si andavano presentando. E’ risaputo, correggi una cosa poi ne sbagli una nuova… il cervello non può fare 2 cose insieme, quindi o acquisisci gli automatismi o sbaglierai cose, non c’è scampo.

Ricordo quel momento particolare… era gennaio, stavo seguendo uno stage e, ovviamente,  provando l’axel,

In un secondo nella mente sono tornate tutte le cose che gli insegnanti in quell’occasione ci dissero, molte erano già scritte sulla carta del quaderno altre le ricordavo bene e, per risparmiare tempo, non erano state copiate.

“Se vai in alto giri, ma se cerchi la rotazione non riuscirai a saltare” e poi “devi far passare la gamba” e ancora “non portarti dietro il braccio sinistro”
sono consigli semplici, diretti, pratici ed operativi.

Ma durante quello stage, un po’ perchè mi sentivo molto in soggezione dato che del mio gruppo ero il meno esperto ed un po’ perchè avevo la luna storta, non sono riuscito a fare praticamente niente. Nemmeno un singolo salto decente, niente! La mia fortuna è stato ricordarmi quel momento perchè infine, considerando tutto, da gennaio non sono passati poi molti giorni

La percentuale di riuscita sull’axel è passata da 0 a un buon 80% inoltre non cado praticamente più. Quello che resta un mistero è come mai nei due anni (si si è giusto, 2 anni!) precedenti non ci sono stati sensibili miglioramenti quando poi di colpo in 6 mesi è successo tutto.
Ma non voglio stare qui a pensare a cosa sarebbe se.
I fatti mi dicono che nel momento di una resa: “tanto l’axel non riuscirò a farlo” adesso sarei da qualche altra parte. L’idea di mollare non mi ha nemmeno sfiorato sarò sincero, mi ha colpito in pieno, duramente, ripetutamente, più volte.

Quando è così dimetichi che alla fine ce la farai, ti dimentichi di combattere, ci si scorda di come fare percependo solo il fallimento. Ripetendo gli errori continuamente, sempre gli stessi e convincendoci che non esiste modo diverso di saltare se non quello sbagliato.
Non esiste allenatore, squadra, amicizia o entità che possa fare le cose a posto nostro. Quello che possiamo fare è applicare subito le correzioni, o quantomeno sperare che qualche anima pia ce le ripeta per un tempo sufficientemente lungo senza impazzire.

Una frase che sembra di un cinismo universale, in realtà è di una verità sconcertante se letta nel modo giusto è che

“Nessuno crederà mai in noi al di fuori di noi stessi”

Un esercito di amici, allenatori, fidanzati/e, sorelle, genitori e familiari, amici, gatti e cani, pesci rossi e tartarughe non sarà sufficiente a convincerci che “noi possiamo”. Se siamo convinti di non potere non esiste fuga, non esiste nessun super allenatore ne super società. Ci siamo solo noi davanti ad una difficoltà, esistiamo solo noi che in questo caso diventiamo la misura del nostro fallimento.
Ma ecco che basta credere in se stessi appena un po’ di più che una pacca sulle spalle o un incoraggiamento lanciato una compagna di squadra diventa la spinta decisiva.

Non riuscire è una cosa da chiunque, farcela è una cosa da pattinatori

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pattina, fallo per te stesso…. Disse la volpe.

Spessissimo è capitato di sentire queste parole…. Pattina per te stesso, manda al diavolo gli altri, pattina perchè ti piace farlo e non pensare a nient’altro che questo

Così come spesso mi è capitato di sentire in più e più occasioni la favola di esopo “la volpe e l’uva”

Il riassunto della favola è il seguente: la volpe vuole l’uva. La volpe non riesce ad arrivare all’uva. La volpe si arrende torna sui suoi passi dicendo: “tanto è acerba”
La frase “pattina per te stesso”.. Chiedo formalmente scusa ad ogni pattinatore a cui l’ho detto. Scusate amici non volevo

Sul dizionario alla voce espressione ho trovato questo: Modo intenso di dar forma ai propri sentimenti

Posso imparare un axel per me stesso. Posso imparare un doppio, un triplo, un quadruplo per me stesso. Ma non posso pattinare in senso lato per me stesso. E’ una perfetta contraddizione.

Un singolo salto o un singolo elemento non è un modo intenso di dar forma ai pensieri. Una trottola non da forma ai miei pensieri. Non sto certo esprimendo niente se provo un salto che so fare perfettamente al di fuori del contesto. Così come non rappresenta nulla la diagonale provata per vedere se i 3-contro-3 sono veloci al punto giusto è come gridare FUOCO quando stai nuotando da solo su uno stagno. Lo stagno non brucia ma soprattutto sei da solo!
E’ quando si prova un disco che tutto questo cambia radicalmente. Durante una manifestazione, in gara quella cosa diventa espressione. In pista si possono dire molte cose sullo stato d’animo del momento senza aprire bocca, si può capire tanto di una persona… ed ogni minimo umore verrà portato all’esterno, in maniera espressiva. Noi facciamo pattinaggio ARTISTICO, l’arte è espressione. E l’arte senza espressione è come la birra senz’alcool, INUTILE

Ora ho capito come mai alle parole “pattina per te stesso” resto con l’amaro in bocca.
Esprimo qualcosa è vero, ma a chi? è come dire “parla, ma fallo girato contro quel muro”.
Cosa ci parlo a fare con qualche metro cubo di calcestruzzo che mi sta avanti alla faccia. Posso dire cose bellissime esprimere concetti divertenti o tristi, cinici o pieni di speranza. A cosa serve esprimersi se niente e nessuno ti guarda o peggio, non è interessato. E poi cosa succede quando finisci il disco?

Un disco non è una passeggiata, è pericoloso, ti lascia senza respiro, serve concentrazione serve ESPRESSIONE, serve mettersi in gioco, avere la disposizione mentale di fare sforzo fisico e voler dire qualcosa. Si ma a chi? Non certo a noi stessi… Ma più di ogni altra cosa serve crederci. E non importa che nel disco ci sia una catena semplice toeloop toeloop piuttosto che soli doppi rit. La fatica è la medesima, non ci sono livelli di difficoltà nel pattinaggio conta solo l’impegno dei singoli.

Chi è disposto a fare tutto questo SOLO PER SE STESSO?

Come la volpe quando si lascia l’uva alle spalle sussurrando “tanto è acerba” L’uva è uva… l’acerbo resta nella bocca di chi non la mangiata.

Non pattinerò mai più per me stesso, ho deciso! Mi allenerò per me stesso questo si, ma non succederà mai più che pattinerò per me stesso!

Dopotutto a me l’acerbo non è mai piaciuto!

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Dipende da come si usano gli eventi, coraggiosi per definizione

Quando si gira su facebook si trovano sempre link e post d’effetto. Per carità ci fanno sognare giusto il tempo di leggere quella frase, ma poi la realtà torna a capitombolarci addosso collosa come il miele.

Quante volte abbiamo letto paragoni azzardati sui pattini e sull’essere liberi, sul pattinaggio che è “come volare” e sul grande senso di libertà che la nostra disciplina ci regala. Fondamentalmente un mucchio di balle romantiche rinchiuse in una scatola sapientemente arredata.

Nessuno si sofferma a pensare cosa queste parole davvero significhino.
L’evocazione immediata suscitata da questi post è la seguente: un campione y in coppia con una campionessa x che fanno cose incredibili, salti altissimi parabole iperboliche e prese meravigliose in barba a Isacco (Newton).
Sono liberi? Difficile dirlo…. I campioni su una pista recitano, ed è una cosa importantissima anche quella. Chiedetelo a chi fa danza a buoni livelli, la recitazione è una parte fondamentale dell’espressione artistica degli atleti (Anna Cappellini e Luca Lanotte: recitare sul ghiaccio ci viene spontaneo)
Pertanto dare una sensazione di libertà potrebbe non voler significare necessariamente essere liberi, ma potrebbe significare essere dei bravi attori, e la nostra immagine della coppia che si libra sopra i pattini si infrange inesorabile dietro un sipario

Ridurre il concetto di libertà ad una emozione momentanea è un enorme errore. Sarebbe come dire che se mi rompo una gamba e non posso pattinare per un mese, io per quel mese smetto di essere libero. Oltre ad essere riduttivo sminuisce l’enorme potenzialità insita in ognuno di noi.

Non è così, non è solo poter fare qualcosa di veloce e dinamico. Forse è una delle infinite espressioni di libertà, ma non è “la libertà”

La libertà in realta la prendiamo mentre non facciamo e non riusciamo

La guadagniamo con i denti e le unghie quando un movimento non viene e lo ripetiamo esausti all’infinito dall’inizio e poi di nuovo dall’inizio. La guadagniamo quando facciamo il 3° o 4° disco di fila con le gambe così stanche che sembrano voler cedere da un momento all’altro

La libertà è distillata nelle goccie di sudore in pista,  sta nelle briciole delle rotelle e nei fumi plastici dei i puntali che sublimano, trottola dopo trottola, frenata dopo frenata.

La libertà si riconduce ad una scelta, a ripetere quella scelta giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento. Dopo ogni caduta, dopo ogni ferita, dopo ogni fallimento. Continuando a scegliere quello che i nostri sogni sussurrano, con l’orecchio teso per distinguere quella vocina dal frastuono del resto.

Quante volte ci è venuto in mente di lasciar perdere tutto? di mollare perchè “tanto è impossibile non viene basta smetto”. Lascio perdere. E’ normale, è umano ed anche giusto

In quel preciso momento noi applichiamo la potenza dell’essere vivi, decidendo che “no, non è il momento di mollare, non ancora, non adesso non qui ne in questo modo, non sarà un fattore esterno a farci smettere di pattinare”

In quel momento, quando prendiamo quella decisione coraggiosa noi siamo pattinatori, non certo staccando un doppio perfetto dopo 10 anni di tentativi o recitando passione durante una manifestazione di mamme annoiate. Si tratta di affrontare un altro sicuro fallimento in nome di una speranza.

“non arrenderti adesso, potresti farlo ad un ora dal miracolo”

Ogni volta che ci rialziamo da terra siamo un po’ più forti ogni volta che decidiamo di riprovarci siamo un po’ migliori.

“Noi non siamo la semplice conseguenza di quello che ci accade ma piuttosto siamo il risultato di cosa facciamo con quello che ci accade”

La differenza tra sassi e persone è rinchiusa nella possibilità di decidere cosa farci con un fallimento, un infortunio o qualsiasi altra cosa. Finchè siamo vivi tutti noi saremo in salvo.

 

Noi siamo pattinatori, siamo quelli coraggiosi per definizione

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8 consigli prima delle gare, parola della PSA (professional skater association)

Questa è una traduzione direttamente dal sito della riedell (la versione originiale è qui).

Sono 8 consigli da mettere in pratica prima della gara. Riedell (che produce scarponcini per pattinaggio artistico, soprattutto in america) è un marchio affermato e a loro volta hanno ripreso questi consigli da PSA (Professional Skater Association) che ha una rivista niente male anche se solo in inglese purtroppo (per chi non sa l’inglese ovviamente)

Ecco qui la traduzione (chiedo scusa per la pessima qualità, l’inglese non lo so poi così bene):

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avete mai provato agitazione prima di uno spettacolo o una gara?  ci siamo passati tutti non vi preoccupate, siamo qui per aiutarvi. PSA (Professional Skaters Association) ha interpellato i migliori allenatori per ottenere queste prassi nel pattinaggio artistico (sul ghiaccio ndr.).

tenete questi ottimi consigli a mente per prevalere sui vostri nervi e pattinare al meglio

  1. 1 pianifica prima della gara, discuti con il tuo allenatore su cosa aspettarti in pista. Parlate di come si svolgerà la giornata e fai un doppio controllo dell’equipaggiamento. Servirà a tranquillizzarti per il grande giorno
  2. 2 alcune settimane o giorni prima sempre con il tuo allenatore guardate video di bei dischi fatti nei mesi precedenti. Guardare esempi fantastici di cosa puoi fare incrementerà di molto la tua confidenza
  3. 3 sempre nei giorni precedenti decidi, con l’aiuto del tuo allenatore, 3 obiettivi ragionevolmente raggiungibili
  4. 4 durante la gara, riscaldati brevemente senza pattini per aumentare il battito cardiaco e fai un po di stretching attivo. Ripeti il disco a mente visualizzando passo passo un programma pulito
  5. 5 dopo il riscaldamento trova un posto tranquillo e focalizzati sul tuo respiro
  6. 6 mentre aspetti di essere chiamato, parla con il tuo allenatore di altre cose in generale, tipo quanto è carina la pista, se ti è piaciuto l’hotel, film, libri, ed altre attività di “non pattinaggio” tanto per mantenere la conversazione leggera
  7. 7 Ricordati che sei preparato per questo. E’ solo un altro allenamento
  8. 8 ma forse, sopra a tutto: DIVERTITI! dopo tutto hai l’intero palazzetto per te.

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e voi lettori di questo blog quasi (si solo QUASI) abbandonato cosa fate per prepararvi? Fatecelo sapere!

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PATTINAGGIO ARTISTICO A ROTELLE, REGOLAMENTO UISP: QUALCOSA E’ CAMBIATO

Diverso tempo fa feci un post particolarmente tagliente su una falla del regolamento uisp. Non c’era suddivisione tra adulti e bambini, tutti gli atleti con più di 12 anni potevano competere insieme indipendentemente dalla loro età. L’unica discriminante era il livello tecnico.

Quel post fece scaturire una nuvola di commenti, evidentemente qualcuno dei lettori era interno alla uisp oppure le cose sono accadute da sole, fatto sta che nel bene o nel male sono state apportate modifiche.

E’ stato pubblicato (non so quando di preciso) il nuovo regolamento uisp per l’attivita 2013, raggiungibile a questo indirizzo
http://www.uisp.it/pattinaggio/files/principale/regolamenti%20di%20settore/2013/NormeArtistico%202013.pdf

su segnalazione della mia allenatrice e senza leggere niente altro sono volato a pagina 5. Non potevo credere che fosse vero.

E’ apparso il gruppo B assente nella formula F4 maschile degli scorsi anni.
Riporto per fare un paragone il frammento del regolamento relativo allo scorso anno. (2012)

L’apparizione quest’anno del gruppo “B” in F4 significa che tutti gli atleti maschi con più di 18 anni possono iscriversi alla F4 B. I ragazzi maggiorenni non saranno più costretti a competere contro 11enni. Significa però anche che nessun maggiorenne può più iscriversi alle formule con livelli tecnici minori

nel vecchio regolamento f1, f2, f3, ed f4 avevano TUTTE un preciso gruppo che diceva 2001 (circa) e precedenti, Il che significa che TUTTI, anche se contro i bambini, potevano iscriversi. Come si dice dalle mie parti, piuttosto che niente, meglio piuttosto
Le cose ora non stanno più così. Per quanto riguarda f1,f2,f3 i maschi si possono iscrivere SOLO se hanno meno di 17 anni. E’ quindi possibile iscriversi in categorie con salti più semplici solo se non si può guidare una macchina(questo vale solo per i maschi)  Gli adulti o arrivano all’axel oppure tanti saluti.

Singolare questa loro decisione, vedremo cosa succederà quest’anno. Forse una migrazione di massa dalle categorie precedenti verso la F4 anche se non si hanno capacità tecniche necessarie oppure (mi auguro) quelle categorie sono state semplicemente rimosse perchè non c’era nessuno che vi partecipava. Ma così non si incentivano nuovi adulti a  partecipare

Resta il fatto che  un “adulto”  maggiorenne che inizia a pattinare adesso per fare le gare in tempi brevi ( e non dover aspettare anni per chiudere un axel) dovrà rivolgersi ad altri enti di promozione sportiva, felparsi lo stomaco ed iscriversi nonostante non si abbia ancora acquisito la tecnica necessaria o diventare un fenomeno e imparare l’axel in 10 minuti.

Vedremo cosa succederà….

 

 

 

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