pattinaggio artistico a rotelle

chi si rialza sei sempre e solamente tu

Nel pattinaggio si cade… ohh che novità. Quante volte ce lo hanno chiesto? ma ti fa male cadere? ma non è duro il pavimento? ma non hai paura di farti male. Sinceramente quando metto i pattini il pensiero di cadere è davvero l’ultimo. Cadere è una cosa che succede agli altri, mai a noi. Poi in realtà si cade ugualmente e serve reagire in determinati casi in maniera particolarmente rapida ed efficace.

Durante gli stage poi si tenta sempre di dare il massimo, in tutti i settori, si cerca di essere più precisi, più veloci, più attenti, di saltare più in alto o semplicemente di pattinare dritti. Questo causa un piccolo scompenso nelle nostre errate abitudini quotidiane di allenamento e applicare le correzioni è sempre abbastanza traumatico. Routine scambinate, piccoli rituali modificati e si finisce per rovinare a terra. (il più delle volte)

Racconterò di una caduta da un doppio salchow rovinosa. E della lezione che ho appreso immediatamente dopo. Una di quelle cadute come se ne fanno migliaia, di quelle che lasciano senza fiato per alcuni secondi e richiedono alcuni minuti per recuperare. Di quelle cadute dove sbatti anche il gomito e la mano resta mezza addormentata per un po’.
Dopo siffatto atterraggio dal salto (il salto non è mai un problema) ero fermo a bordo pista a rifiatare. Una signora che mi chiedeva se mi ero fatto male sul serio e se doveva chiamare qualcuno per aiutarmi completa il quadro generale.

Rientro in pista ancora stordito e comincio a saltare. Nemmeno a pensarci, la paura la faceva da padrona, il dolore ed il ricordo erano troppo vividi. Nonostante non riuscissi nemmeno a fare un salchow da un giro le allenatrici erano li che continuavano a correggermi. Eravamo tanti e loro cercavano di seguire tutti. Un consiglio ogni 2-3 tentativi era tuttavia quasi assicurato. Continuavano a dirmi come saltare, cosa sbagliavo, come rimediare, ma non con un tono affranto ne sfiduciato me lo stavano semplicemente notificando.
Sono stato diversi minuti in pista. Sempre + frustrato, dal fatto che “accidenti nessuno mi capisce? perchè nessuno si rende conto di quanto sto male, cavolo, un aiutino sarebbe gradito…”  cercando di fare salti da un giro quando avrei dovuto effettuare dei doppi, ogni consiglio in quello stato mentale era come un insulto: “lo so cosa devo fare stupida arpia sono caduto dammi tregua, lo so sono stupido che non ci riesco mica è colpa mia”
questa brutta brutta gente insensibile. Un anima pia che mi dica “hey tutto bene? forza un piccolo sforzo” oppure qualcuno che mi raccolga e mi butti su una sedia dicendomi “hai fatto bene lo stesso sei stato bravo ora riposati”

Così dopo un altro giro a vuoto ho realizzato…. Nessuno mi avrebbe mai aiutato, non perchè non volessero ma perchè nessuno poteva farlo. Non è questione di non riuscire  a saltare a causa del dolore, ne della paura, ne dello stordimento. Se non saltavo era perchè non volevo farlo. Non ne avevo voglia aspettando che qualcosa di “diverso da me” entrasse in azione con una bacchetta magica facendomi fare quello che non volevo.

Nessuno potrà mai rialzarci, ne farci continuare a fare qualcosa. Per quanto le situazioni possono essere avverse solo a noi spetta la decisione di fare o non fare. Magari una pacca sulle spalle aiuta certo. Ma non solo non sempre è possibile ricevere parole di conforto. Ho il timore che tanto più conforto venga dato tanto più più se ne cerchi. Fintanto che non riusciremo a confortare noi stessi, ogni azione proveniente dall’esterno sortirà solo un piccolo effetto, il più delle volte placebo, che svanirà non appena l’azione esterna cesserà di essere. Non è mai questione di trovare scuse, ma di trovare motivi. Perchè qualcosa venga fatta (per quanto banale questa frase possa essere) è innanzitutto necessario che venga fatta.

Delle volte (come dice il testo di una canzone) si è esattamente nel mezzo, troppo in alto per passare sotto al problema e troppo in basso per saltarci sopra. Ed è in quel momento che il dolore è come un tuono. Bisogna trovare un motivo, qualcosa che serva per ripartire da qualche parte, un pensiero anche banale che ci muova quel po che basta per ripartire.

Ma siamo esseri umani, e grazie a dio possiamo scegliere, ogni volta ogni opzione semplicemente come conseguenza del fatto di essere vivi.
Noi abbiamo bisogno sempre dell’unica persona di cui ci dimentichiamo costantemente, abbiamo bisogno di un conforto da chi ce lo può dare e al quale non lo chiediamo mai. Quello che abbiamo bisogno è di noi stessi, sempre comunque ed in ogni occasione.
Siamo noi che ci rialziamo, siamo noi che decidiamo se vale la pena fare qualcosa. Stare a piangersi addosso, o peggio cercare un alibi per non fare qualcosa o utilizzare un evento per attirare l’attenzione è assolutamente infantile ed inutile.

Forse penso in maniera troppo frivola, ma credo fortemente che ognuno di noi sia mille volte migliore di quanto egli stesso non immagini ma tutto questo sempre a patto di riuscire a sollevare in alto la testa, raccogliere il coraggio, respirare ed iniziare a fare qualcosa

 

Michael Jackson –  Wanna Be Startin’ Somethin’

Solleva in alto la testa
Ed urla al mondo

io so di essere qualcuno
e lascia emergere la verità

nessuno può più ferirti ora
perchè sai che è vero

si io credo in me
quindi anche tu credi in te

Michael Jackson –  Wanna Be Startin’ Somethin’
Lift Your Head Up High
And Scream Out To The World
I Know I Am Someone
And Let The Truth Unfurl
No One Can Hurt You Now
Because You Know What’s True
Yes, I Believe In Me
So You Believe In You


Una risposta to “chi si rialza sei sempre e solamente tu”

  1. Stefy says:

    Bellissimo Giò, ma non solo per il racconto in sè.
    Proprio stasera ci ho pensato un bel pò, per tutte le volte che mi è salita la paura per qualcosa, per tutte le volte che ho cercato alibi, per tutte le volte che non ho fatto le cose fino in fondo, alla fine solo perchè mi ero scoraggiata ed ho permesso che questo mi bloccasse.
    Proprio stasera ho perso il salchow.
    Non so come nè perchè, ne ho fatti due non malaccio, poi ho cominciato a fare cose strane, poi il delirio totale, la mia allenatrice mi ha riferito che la mia faccia pareva dire: “oddio!”
    Ormai mi ero persa, partita per la tangente, lo faccio piano, lo faccio da ferma, mi fermo un attimo….niente, caos totale.
    Senza nemmeno aspettare che mi dicesse qualcosa sono andata io da lei: “Ok, che cavolo sto facendo?”
    Alla fine, un pattino ed una scarpa, finita a centro pista a cercare di recuperarlo e a lamentarmi con la mia “compagna di salchow”, di come ci veniva bene prima, e adesso stavamo lì entrambe spaesatissime che non ci veniva nemmeno così… boh?! Non aveva senso star lì a lamentarsi, a cercare di capire perchè, a dare la colpa all’infortunio: ormai è andata come è andata… o forse sì, forse avevamo entrambe bisogno di “appoggiarci” anche solo per pochi minuti l’una all’altra, forse solo per fare un time-out…fatto sta che mi sono scrollata un pò e ho ricominciato a prenderci la mano, a fine lezione di pattino+scarpa ho fatto l’ultimo ma fatto bene, e sono andata a togliere il pattino soddisfatta.
    E’ vero che ho fatto solo un piccolissimo progresso, ma ero soddisfatta lo stesso, perchè ho capito che da tutte le volte che ho perso e ripreso il toeloop, non ho mai davvero perso un salto….l’ho solo rielaborato.
    E per tutte le volte che mi sono lamentata, che mi ci sono scornata, che avevo un muso lungo del tipo “mi è morto il gatto”, che ho odiato fortemente ogni passo indietro che ho dovuto fare, ora ho fiducia che anche per il salchow sarà così.
    Mi piace molto questo che hai scritto:
    <Continuavano a dirmi come saltare, cosa sbagliavo, come rimediare, ma non con un tono affranto ne sfiduciato me lo stavano semplicemente notificando.Sono stato diversi minuti in pista. Sempre + frustrato, dal fatto che “accidenti nessuno mi capisce? perchè nessuno si rende conto di quanto sto male, cavolo, un aiutino sarebbe gradito…” …… ogni consiglio in quello stato mentale era come un insulto>
    L’ho provato tante, tantissime volte anch’io!
    E prima non lo capivo, ma ora sì, e ringrazio davvero per tutte le volte che i miei allenatori non si sono mai stancati di ripetermi le correzioni, anche se io avevo frustrazione ai massimi livelli e cercavo solo scuse perchè ero nel pallone.
    Un’altra delle mie allenatrici mi ha detto: <La tecnica non si risparmia a nessuno: bello o brutto, bravo o non bravo, timido o scaltro. A NESSUNO. >
    Questa è la cosa più bella che mi potesse dire, la cosa più bella che un allenatore possa fare per i suoi atleti, me la sono scritta dentro di me. E la cosa più bella che posso fare io per loro, ma soprattutto per me stessa è ASCOLTARLI.

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