Ho capito cosa davvero manca davvero a noi delle rotelle… Come mai non c’è niente che venga associato al nostro sport.
Quello che manca è un posto caldo ed accogliente per pattinare.
Me ne sono reso conto facendo un po’ di ghiaccio qualche settimana fa. Se andate dai nostri fratelli al mentolo e osate anche solo dire una sillaba contro il palaghiaccio dove si allenano, preparatevi a schivare un pattino tirato dal lato della lama…
Per noi “estranei” un palaghiaccio non è ne caldo ne accogliente: un palaghiaccio è un posto freddo, ha i muri un po’ scrostati dall’umidità, i posti per cambiarsi sono angusti e puzzano di piedi di bimbi che odiano lavarseli, è dove rubano ogni cosa appena la appoggi.
Se provi a fare qualcosa e inizi a sudare, quando ti spogli perchè hai finalmente caldo dopo 30 minuti di pattinata ti viene un coccolone.
Al massimo si può trovare un bar, dove si può prendere qualcosa di caldo e riposarsi un minimo. Quando passa la macchina per pulire il ghiaccio, se è di quelle con il motore a scoppio, il palazzetto si trasforma in una specie di raccoglitore per smog e polveri sottili.
E non ci scordiamo delle persone che pattinano. Quelli di artistico sono degli invasati (e questo è lo stesso da noi) quelli di hockey sono dei pazzi suicidi (nel senso + scherzoso del termine ovviamente). I bimbi, che appena fai qualsiasi stronzata, si avvicinano per vedere rischiando costantemente la decapitazione da filo esterno. (o interno)
E poi lo sporco: da noi sulle rotelle i piccoli sassi si scavalcano, o al massimo restano incastrati nel polimero delle ruote facendo un rumore come di trapano grippato. Ma sul ghiaccio è tutto uguale ma tutto diverso.
La pista deve essere PERFETTA! anche una singola moneta o un fazzoletto da naso usato caduto da chissà quale tasca si trasforma in una mina antiuomo La superficie deve essere pura e cristallina.
Il che richiede tanto lavoro e sacrifici da parte degli addetti.
Un palazzetto del ghiaccio è qualsiasi cosa ma di certo non è un posto accogliente. Ha il vantaggio di essere un posto fisicamente localizzato su uno scacco di superficie del pianeta.
Ma è e resterà, un posto che ogni pattinatore di ghiaccio può chiamare CASA.
E’ in quel posto, in qualche modo, che ci si possono trovare i vecchi amici.
Che siano killer in pensione o invasati non ha importanza quando si vuole cercare un po di passione è li che bisogna recarsi. E non fa differenza se la struttura si chiama Palavela, Agorà o Dàspdinkuidtyin.
In ogni stadio del ghiaccio in ogni regione di ogni nazione della terra, quel posto per un pattinatore sarà CASA.
Anche se non troverà i suoi amici di sempre in una pista straniera trovarne di nuovi sarà un attimo. Dopo poco ci si trova a pattinare la mezzora di recupero rubato in tondo seguendo il flusso dell’anello esterno semplicemente chiacchierando con sconosciuti che già senti vicini.
Questa è la cosa che invidio più, i ghiaccioli avranno sempre e comunque una casa calda ed accogliente a modo loro. Noi delle rotelle siamo dei reietti.
Il più delle volte costretti ad allenarci in 2 o 3 piste diverse sparse nella zona, e questo nella migliore delle ipotesi. Costretti ad andare agli allenamenti affrontando 40 minuti di strada e guardando il cielo nuvoloso per ognuno di quei 40 minuti e sperando per 40 volte: “dio fa che non piova, o almeno non subito”.
Alla pista dove ci alleniamo con tantissima fortuna potremmo trovare 2 o 3 persone della squadra avversaria, quasi mai, e sicuramente per una convergenza astrale, uno dei nostri. Praticamente MAI incontreremo gente che sta pattinando così, tanto per passare del tempo.
Per ottenere una pista dovremo fare sempre manovre incredibili tra chi fa calcetto e chi fa calcetto e chi fa calcetto. E le piste saranno sempre sporche di schifo e di sputi di chi fa calcetto.
Non abbiamo un punto di aggregazione, un posto dove chi ne sa di più può insegnare a chi ne sa di meno, un posto dove far nascere coreografie spontanee ed espandere la passione.
E poi le sessioni di pattinaggio libero che hanno sul ghiaccio… Quelle sono la cura migliore di tutte quando qualcosa non va. Quando credi di non saper fare niente “cazzo sono fermo esattamente al punto in cui ero 2 anni fa”. Una sessione libera è come una medicina vera e propria. Quando sei li che arrabbiatissimo provi a fare le tue cose, ti cade l’occhio su una ragazzina che si è fermata poco più in la.
Hgli occhi fissi sui tuoi pattini. Un istante dopo realizza che sei fermo smette di studiare i movimenti che stavi facendo e per un un solo attimo ti fissa. Lancia un sorriso timido e riparte cercando di copiare quello che aveva visto. Ed grazie a lei che capisci ”forse non sono poi tanto male”.
L’incazzatura sublima come ghiaccio sottovuoto, senza la rabbia di colpo tutto comincia a venire naturale come respirare. Probabilmente non saprai mai il nome di quella piccola dottoressa che continua a ronzare intorno all’anello esterno e guardarti di tanto in tanto. Ma sicuramente sai che la medicina che ti ha dato ha funzionato ed era la cura migliore che ci potesse essere.
Non abbiamo una casa, pochi amici e men che meno dottori pronti a curarci gratuitamente, nessuno spettatore sognante sugli spalti, che ci guarda solo perchè è li per caso. Non avremo mai un kiss and cry come si deve. Rotelle è meglio come dico sempre, è quello a cui appartengo, è dove mi fermerò. Ci si può andare anche di estate e su un sacco di posti diversi senza doversi inventare sistemi di refrigerazione. Ma se è vero che da una parte prendi è vero che da una parte dai.
Difficilmente avremo mai un posto che potremo chiamare casa
come un nomade vi saluto…
Data pubblicazione post: 2012-01-20 11:47:17

artisticorotelle (in cerca di un compagno)