scusate il silenzio

E’ talmente tanto tempo che non aggiorno il blog, che non mi prendo cura di questa piccola creatura, che mi ero addirittura dimenticato di aver aggiornato wordpress. (che è quella c0sa che permette la visualizzazione di questo blog, in pratica quello che state vedendo lo avevo aggiornato e me ne ero dimenticato)
Ho trovato due commenti splendidi che ho moderato con un mese di RITardo. L’unica cosa che ho fatto per questa creatura è stato pagare il canone di rinnovo del dominio semplicemente per non vedere le mille mail di Aruba che avevano raggiunto il limite dello stalking.
L’inverno quest’anno è stato particolarmente rigido.  Particolarmente buio. Particolarmente difficile.
E’ iniziato tutto con una coreografia che ho odiato non appena terminata (che avrei poi dovuto portare alle gare) passando da una crociera rotta a -24h da uno spettacolo per finire con i miei pattini ammaccati e rovinati, che mi causavano così tanto dolore da non riuscire a fare i 3 e da doverli cambiare a -7 giorni dalle gare provinciali (che per ovvi motivi non riuscirò a fare)
Sinceramente se continuo a pattinare è per merito dei miei allievi, quelle meravigliose persone del gruppo adulti. Se non fosse per loro avrei già smesso.
Mi ripeto sempre che niente succede per caso. Quindi probabilmente questo è quello di cui avevo bisogno.

Però… la mie difficoltà da settembre sono passate per un axel nuovamente disperso ad una sottile strisciante consapevolezza si sta facendo strada.

Più volte ho affrontato il discorso sul perchè noi pattiamo.

La consapevolezza che si fa strada è che ne sto perdendo la cognizione.  Oramai sto sfiorando il punto in cui non pattino perchè mi piace. Piuttosto sto pattinando per riuscire a riprendere l’axel a tutti i costi e farlo nuovamente come mi veniva questa estate. Tutti i miei allenamenti si stanno sviluppando in funzione di questo.

Gli allenamenti vanno bene se faccio un numero sufficiente di axel, vanno male se ne faccio pochi o fatti male.
Sembro una persona affetta da compulsione che è felice solo se riesce a soddisfare il suo bisogno. Il resto non conta niente. Il mondo, le giornate lunghe, gli alberi risvegliati e gli insetti che cominciano a svolazzare intorno.
Se riesco a fare QUEL salto va bene, se non riesco va male! FINE. Semplice e cristallino. E allora? tutto il resto, tutto quello che è il pattinaggio dove sta? Ma la musica…. dove sta la musica? perchè non sento più la musica mentre pattino?
E il vento dove è andato a finire?
La settimana scorsa non ho quasi pattinato. Ogni scusa era buona. Alcune lo erano davvero (vedi pattini rovinati) ma solo qualche mese fa non mi sarei comportato in questo modo, sarei andato ed avrei provato a costo di tornare a casa 10 minuti dopo.
Quindi non lo so… aspetto la primavera per ripartire. Forse succede qualcosa… Lo dico spesso “tranquillo tanto qualcosa succede sempre, qualcosa succede in ogni caso”.
Aspettiamo e vediamo… e intanto il tempo che non ho più scorre via….

Certo che…. Se è vero che si riesce ad insegnare quello di cui si ha più bisogno i miei atleti…  sono apposto.

Data pubblicazione post: 2014-03-13 15:15:40

chi si rialza sei sempre e solamente tu

Nel pattinaggio si cade… ohh che novità. Quante volte ce lo hanno chiesto? ma ti fa male cadere? ma non è duro il pavimento? ma non hai paura di farti male. Sinceramente quando metto i pattini il pensiero di cadere è davvero l’ultimo. Cadere è una cosa che succede agli altri, mai a noi. Poi in realtà si cade ugualmente e serve reagire in determinati casi in maniera particolarmente rapida ed efficace.

Durante gli stage poi si tenta sempre di dare il massimo, in tutti i settori, si cerca di essere più precisi, più veloci, più attenti, di saltare più in alto o semplicemente di pattinare dritti. Questo causa un piccolo scompenso nelle nostre errate abitudini quotidiane di allenamento e applicare le correzioni è sempre abbastanza traumatico. Routine scambinate, piccoli rituali modificati e si finisce per rovinare a terra. (il più delle volte)

Racconterò di una caduta da un doppio salchow rovinosa. E della lezione che ho appreso immediatamente dopo. Una di quelle cadute come se ne fanno migliaia, di quelle che lasciano senza fiato per alcuni secondi e richiedono alcuni minuti per recuperare. Di quelle cadute dove sbatti anche il gomito e la mano resta mezza addormentata per un po’.
Dopo siffatto atterraggio dal salto (il salto non è mai un problema) ero fermo a bordo pista a rifiatare. Una signora che mi chiedeva se mi ero fatto male sul serio e se doveva chiamare qualcuno per aiutarmi completa il quadro generale.

Rientro in pista ancora stordito e comincio a saltare. Nemmeno a pensarci, la paura la faceva da padrona, il dolore ed il ricordo erano troppo vividi. Nonostante non riuscissi nemmeno a fare un salchow da un giro le allenatrici erano li che continuavano a correggermi. Eravamo tanti e loro cercavano di seguire tutti. Un consiglio ogni 2-3 tentativi era tuttavia quasi assicurato. Continuavano a dirmi come saltare, cosa sbagliavo, come rimediare, ma non con un tono affranto ne sfiduciato me lo stavano semplicemente notificando.
Sono stato diversi minuti in pista. Sempre + frustrato, dal fatto che “accidenti nessuno mi capisce? perchè nessuno si rende conto di quanto sto male, cavolo, un aiutino sarebbe gradito…”  cercando di fare salti da un giro quando avrei dovuto effettuare dei doppi, ogni consiglio in quello stato mentale era come un insulto: “lo so cosa devo fare stupida arpia sono caduto dammi tregua, lo so sono stupido che non ci riesco mica è colpa mia”
questa brutta brutta gente insensibile. Un anima pia che mi dica “hey tutto bene? forza un piccolo sforzo” oppure qualcuno che mi raccolga e mi butti su una sedia dicendomi “hai fatto bene lo stesso sei stato bravo ora riposati”

Così dopo un altro giro a vuoto ho realizzato…. Nessuno mi avrebbe mai aiutato, non perchè non volessero ma perchè nessuno poteva farlo. Non è questione di non riuscire  a saltare a causa del dolore, ne della paura, ne dello stordimento. Se non saltavo era perchè non volevo farlo. Non ne avevo voglia aspettando che qualcosa di “diverso da me” entrasse in azione con una bacchetta magica facendomi fare quello che non volevo.

Nessuno potrà mai rialzarci, ne farci continuare a fare qualcosa. Per quanto le situazioni possono essere avverse solo a noi spetta la decisione di fare o non fare. Magari una pacca sulle spalle aiuta certo. Ma non solo non sempre è possibile ricevere parole di conforto. Ho il timore che tanto più conforto venga dato tanto più più se ne cerchi. Fintanto che non riusciremo a confortare noi stessi, ogni azione proveniente dall’esterno sortirà solo un piccolo effetto, il più delle volte placebo, che svanirà non appena l’azione esterna cesserà di essere. Non è mai questione di trovare scuse, ma di trovare motivi. Perchè qualcosa venga fatta (per quanto banale questa frase possa essere) è innanzitutto necessario che venga fatta.

Delle volte (come dice il testo di una canzone) si è esattamente nel mezzo, troppo in alto per passare sotto al problema e troppo in basso per saltarci sopra. Ed è in quel momento che il dolore è come un tuono. Bisogna trovare un motivo, qualcosa che serva per ripartire da qualche parte, un pensiero anche banale che ci muova quel po che basta per ripartire.

Ma siamo esseri umani, e grazie a dio possiamo scegliere, ogni volta ogni opzione semplicemente come conseguenza del fatto di essere vivi.
Noi abbiamo bisogno sempre dell’unica persona di cui ci dimentichiamo costantemente, abbiamo bisogno di un conforto da chi ce lo può dare e al quale non lo chiediamo mai. Quello che abbiamo bisogno è di noi stessi, sempre comunque ed in ogni occasione.
Siamo noi che ci rialziamo, siamo noi che decidiamo se vale la pena fare qualcosa. Stare a piangersi addosso, o peggio cercare un alibi per non fare qualcosa o utilizzare un evento per attirare l’attenzione è assolutamente infantile ed inutile.

Forse penso in maniera troppo frivola, ma credo fortemente che ognuno di noi sia mille volte migliore di quanto egli stesso non immagini ma tutto questo sempre a patto di riuscire a sollevare in alto la testa, raccogliere il coraggio, respirare ed iniziare a fare qualcosa

 

Michael Jackson -  Wanna Be Startin’ Somethin’

Solleva in alto la testa
Ed urla al mondo

io so di essere qualcuno
e lascia emergere la verità

nessuno può più ferirti ora
perchè sai che è vero

si io credo in me
quindi anche tu credi in te

Michael Jackson -  Wanna Be Startin’ Somethin’
Lift Your Head Up High
And Scream Out To The World
I Know I Am Someone
And Let The Truth Unfurl
No One Can Hurt You Now
Because You Know What’s True
Yes, I Believe In Me
So You Believe In You

Data pubblicazione post: 2014-01-28 13:43:51

Quando si vorrebbe imparare in un istante tutto quanto

mi è stata fatta una domanda oggi: “come procede con il pattinaggio?”

Beh, fortunatamente tutto bene, in realtà… ho pensato un attimo prima di rispondere. Si insomma va bene, sto migliorando, imparo nuove cose, continuo ad allenarmi… Insomma non c’è niente di male….
In realtà…

Non è tutto perfetto, sarebbe una enorme balla.  In realtà tutto procede troppo lentamente. E’ come trovarsi immersi fino alla cintola nel miele, cercando di venire fuori. Per qualche minuto si lotta come un disperato cercando di liberare le gambe dalla sostanza appiccicosa. Poi bisogna fermarsi per rifiatare. Allentando i morsi della disperazione, per guardarsi attorn0, pensare ad un modo più intelligente per liberarsi dalla situazione e guadagnare qualche boccata di ossigeno non troppo concitato.

Quando mi guardo indietro a tutto quello che ho fatto mi sento sempre così, come incollato, come se tutto procedesse troppo troppo piano. Vorrei imparare tutto subito, in una unica giornata. Senza dimenarmi come un insetto nel miele solo per arrivare ad una singola semplicissima difficoltà.
Vorrei che arrivasse un allenatore che  potesse insegnarmi tutto quanto, semplicemente dandomi i consigli giusti nel modo giusto, di colpo.

So che moltissimi altri pattinatori vogliono la stessa cosa. Ho visto tantissimi atleti rimbalzare da una società all’altra inseguendo questa chimera. Credendo che “ma l’altro allenatore è migliore te lo dico io”, e poi l’altra allenatrice, e poi l’altra società e poi l’altra squadra e poi…. e poi… e poi niente cambia.

Tutt0 continua ad accadere troppo lentamente. Si impiega troppo tempo ad acquisire nuovi salti e le trottole girano troppo piano…. Durante il disco sei troppo lento e finirai in ritardo con la musica. Tutto sembra incollato allo stesso livello.
La verità fortunatamente non è però questa.

In verità bisognerebbe ricordarsi cosa si è, voler bene ad ogni singolo piccolo miglioramento. Imparare a guardarsi indietro e osservare quanto siamo migliorati. Perchè i miglioramenti ci sono sempre, spesso siamo noi a non volerli vedere, spesso siamo noi che ci aspettiamo troppo da noi stessi. Maledicendoci se non raggiungiamo determinati obiettivi.

Le cose non succedono mai ne troppo velocemente ne troppo lentamente. Non ha senso in realtà pensare a questo. Le cose accadono alla velocità a cui devono accadere. Tutto succede sempre alla velocità giusta. Dopotutto se ci si impegna al massimo, perchè dovremmo essere tristi di non apprendere le cose come in realtà vorremmo.

Quello che vince qui, in questo sport come anche in molti aspetti della vita, è la perseveranza. Non serve velocità, serve costanza. Non ha senso preoccuparsi di essere troppo indietro quando si è certi di aver dato il tutto per tutto in allenamento
Se diamo il massimo guadagnamo la certezza che più rapidamente di così non si potrebbe andare quindi è l’unica esatta velocità adatta a noi.

Se un salto non viene da mesi, ok vuol semplicemente dire che non si è ancora pronti. Se non viene una trottola è perchè il tempo non è pronto. Alla fine succederà, il lavoro paga sempre, ed anche quando tutto sembra fermo, quando niente sembra migliorare la verità è che le cose si stanno preparando.

Più volte mi è capitato di avere dei periodi (anche mesi) in cui non è cambiato nulla. In cui ogni cosa sembrava cristallizzata nello stesso punto. Solo per poi guadagnare tutto il tempo perso in tempi imbarazzanti per quando brevi.

Più volte mi è capitato di vedere ragazze mollare per via di alcuni periodi (anche mesi) in cui niente cambiava per loro. Dove la loro perseveranza non è stata sufficiente e così hanno lasciato i loro sogni abbandonati a se stessi. “Tanto non ero brava, non sarei andata ulteriormente avanti”.  Si trattava solo di non arrendersi è’ sempre così, non bisogna arrendersi, per quanto la situazione possa essere avversa.
Per gli allenatori immagino sia poi anche peggio. Ripetere per mesi e mesi le stesse cose, senza mollare le speranze in noi atleti, anche loro devono ricordarsi che è questione di tempo che le cose si sbloccheranno. Anche loro non devono mollare. Devono continuare a lottare a fianco dei loro atleti, a nostro fianco.

Ed ora ho nuove sfide, come tutti. Non diverse da chi sta provando un doppio axel o un triplo salchow. Non diverse da chi sta studiando un pezzo di musica particolarmente difficile con uno strumento, non diverse da chi sta cercando di apprendere un tuffo con chissà quante rotazioni in aria, non diverse da chi sta imparando un accidenti di toeloop o un difficilissimo tre.

Sono sfide, il superamento dei limiti (qualsiasi essi siano) le rende tali.

E mi devo ricordare di non guardare il calendario, non vedere i mesi che mancano alle gare, non contare i giorni, le ore di allenamento, ne  i minuti del mio disco, nemmeno i decimi di secondo delle parabole in aria.

Voglio imparare a contare solo gli orizzonti superati.

Data pubblicazione post: 2013-08-25 13:28:35