Dopo il saggio di natale stavo parlando con “le piccole” della nostra società. Tutte brave ragazze e tutte innamorate di questo sport.
Ad un tratto una di loro, mentre parlavamo, dal nulla chiede: “Ma quale è la cosa più difficile da fare?”
Non era una domanda stupida ne tantomeno una domanda che mi ero mai posto. Già, è una domanda che ha un certo spessore quando si pattina. Qual’è la cosa più difficile? Certo, per me potrebbe essere un axel, o una abbassata, magari per lei poteva essere un semplice o un toeloop.
La cosa più difficile si sposta di continuo, è sempre li ad un passo da te che per quanto ti sforzi non riesci ad afferrarla.
In quell’occasione non le risposi, o per lo meno buttai una risposta evasiva quanto stupida, tanto per tagliare corto. Quella domanda rimase appesa. Ognuno di noi è diverso, ed ognuno di noi ha qualcosa che non riesce a fare. La risposta sicuramente non è in un qualche strana frase tecnica del tipo “è estremamente difficile evitare uno step-out all’arrivo dell’axel quando sei anche solo leggermente sbilanciato” si ok, fa figo ma poi?! che ho risolto dando una non-risposta.
Spero che quella mia compagna di squadra passi da questo blog un giorno o l’altro, perchè ho capito adesso, ad oltre un mese di distanza, quale è la cosa più difficile.
Ogni salto, ogni singolo elemento, ha una sua personalità. Quella trottola che il destino ha voluto farci stare antipatica fino ad odiarla profondamente e quel salto che le congiunzioni astrali hanno deciso che ci viene bene, sempre. La cosa difficile è voler bene a quello che sappiamo già non venire!
Ovviamente a nessuno mai verrebbe in mente di dire “mi paice il mio lutz atterro tutto storto e con le braccia in posizioni strane ma è proprio bello”. Sarebbe una ipocrisia. Allora, dopo un po’ che l’elemento non viene, si comincia a restare incastrati dentro strane spirali di pensiero: il mio lutz fa schifo lo odio.
Ci si arrabbia contro quel salto, si va a farlo ogni volta con una carica di odio maggiore, ogni volta il salto andrà peggiorando fino al punto in cui deciderà di smettere di uscire, in via definitiva.
Dovremmo volere bene ad ogni cosa che sappiamo fare e voler bene ad ogni cosa che non sappiamo fare. Non perchè quell’elemento ci porti punti ad una gara, ne perchè quando la gente ci vede ci dice “ohhh che bravo”.
Dovremmo voler bene alle nostre difficoltà perchè siamo noi a farle. Voler bene a quell’axel che non vuole più venire perchè forse gli abbiamo fatto un torto di troppo. Voler bene a quei passaggi in serpentina sul disco che sono un niente più veloci delle nostre capacità. Dovremmo voler bene a quella rovesciata che accidenti a lei e l’uscita!
Siamo noi a fare tutte quelle cose, nel bene e nel male, nei punti, nelle penalizzazioni, nella gente ammirata che dice “ohhhh”, e nella gente divertita che sussurra “che ridicolo che è a fare certe cose”.
Alla fine tutto parte e si ferma sulla nostra esecuzione. Tutto inizia e finisce su quello che noi abbiamo fatto. Tutto è in ogni nostro salto di ogni allenamento, in ogni rotazione di tutte le trottole. Siamo noi a fare qualsiasi cosa. Voler bene a quello che facciamo significa cominciare a voler bene anche a chi lo esegue.
Ok non è perfetto, e non lo sarà mai. difficile trovare un pattinatore o pattinatrice che dirà “ah si, il mio doppio toeloop è perfetto”.
Ogni salto ha qualcosa che non va, ma alla fine cosa importa? Facciamo cose al limite della fisica, per quanto semplici nessuno, che non sia un pattinatore, è in grado di fare. E noi ci si lamenta dell’uscita incerta di un axel o di uno step-out su un doppio!?
Voglio imparare questa cosa, voglio imparare a volermi bene, voglio imparare a voler bene a quello che faccio, ad essere orgoglioso di quello che con tanta fatica ho imparato. Voglio essere consapevole del fatto che migliorerò ogni cosa! Voglio andare nelle piste e fiero starmene dritto in mezzo alla pista guardando dritto avanti a me durante una gara. Sapendo che anche se non sono un pattinatore provetto, io sono!
Perchè li in mezzo, a sfidare il destino, ancora una volta ci siamo noi, e ricordarsi che il destino lo sfidi con un salto semplice che hai appena imparato e anche con un triplo lutz twist lanciato che hai comunque appena imparato. Non è la difficoltà che fa la sfida, come se un duello danzato con i coltelli fosse meno mortale di uno corso con le pistole. Tutto questo potremo farlo nel momento in cui avremo imparato ad amare quello che sappiamo fare, quello che noi tutti siamo!
Ecco la cosa + difficile!
Data pubblicazione post: 2012-02-02 16:33:04