Il talento è naturale, siamo noi a non esserlo

molte volte troppe volte leggendo articoli che parlano di pattinaggio si legge di questo atleta o quest’altro campione in giro per l’italia che vincono qualsiasi cosa. Ovunque. Più di una volta mi sono chiesto come mai i tutti quanti sembrano avere più talento di me. Perchè a loro tutte le fortune mentre io sono ancora qui ad allenarmi senza evidenti progressi?

Mi sono chiesto da cosa potesse essere scaturita una simile disparità, cosa è andato storto nel momento in cui Dio distribuiva il talento o la bellezza o la forza dove diavolo ero?
Non è possibile che a tutti è stato dato qualcosa più di me.
Possibile che io sia (o mi senta) perennemente l’ultimo della lista. E’ una discrepanza statistica troppo ampia ci deve essere qualcosa che mi sfugge da qualche parte in tutta questa storia. Così mi sono fermato un secondo. Magari dio stavolta sta distribuendo la fortuna ma non mi interessa mi sono fermato ugualmente a riflettere.

Non ho ancora mai conosciuto una persona bravissima in qualcosa che odia. Ci sono molte persone nel mondo del lavoro efficienti nei loro compiti e competenti che, singolarmente, odiano quello che fanno, mettendo un passo avanti all’altro perchè devono. Ma questa gente non ha mai migliorato nulla. Al più ha portato avanti quello che gli era stato trasmesso dalle generazioni precedenti.

Una persona davvero brava in quello che fa è inevitabilmente anche innamorata di quello che già ha (un saggio dice che la cosa migliore è desiderare quello che si possiede).
Non ho mai visto nessuno bravo (nel vero senso della parola) in qualcosa che odia.
Avete mai visto una brava ballerina non innamorata della danza. O un pittore di successo che non si meravigli davanti ad un quadro qualsiasi. O un fotografo che non resti a bocca aperta avanti ad un evento semplice con il dito tremante come un cecchino in attesa dello scatto.

!MA!

Ho conosciuto pattinatrici seriamente innamorate del pattinaggio che dopo anni di allenamento stanno ancora provando un flip singolo sul ghiaccio. Come è possibile? questo sembra essere in contrasto con quanto detto prima…. In realtà no. Perchè non basta essre innamorati di qualcosa per far si che magicamente i sogni si realizzino. Questa cosa funziona solo nei cartoni animati. Quaggiù sulla terra non abbiamo ne orde di topini aiutanti ne fate madrine pronte a cucirci gli abiti disfatti dalla cattiveria.

Il motivo di questo pasticcio è di carattere prettamente semantico. Credo nel tempo si siano sono confusi i concetti di talento e capacità.

Il talento lo abbiamo naturalmente tutti quanti. Non è una questione di distribuzione delle risorse come credevo, no il talento è di ognuno di noi nessuno escluso, è semplicemente’ innato. E’ una delle qualità che ci definisce umani, come i gatti che sanno saltare e fare le fusa solo perchè sono gatti, noi abbiamo questo dono solo perchè siamo umani.

In ognuno di noi,nessuno escluso. Se ci comportassimo naturalmente (come i gatti) saremmo semplicemente INARRESTABILI.
Siamo esseri umani, abbiamo guadagnato qualcosa da 5 milioni di evoluzione e qualcos’altro lo abbiamo perso: le capacità
Il nostro cervello al contrario di quello degli animali non nasce già formato. Un cavallo dopo qualche minuto dalla nascita sa camminare e correre perchè DEVE saperlo fare. Sarebbe spacciato se impiegasse anni a reimparare tutto da capo. Arriva un predatore e gnam dopo mezzora bye bye cavallino.
Deve potersi spostare e fuggire, velocemente, in poco tempo. Un esempio di capacità innata, ma talento azzerato. Noi funzioniamo al contrario invece capacità azzerate ma talento innato, da una parte guadagni e dall’altra perdi. E’ la legge che governa l’univcrso.

Quel campione (che mi da tanto i nervi) ha un talento naturale per il triplo-salchow-carpiato-avvitato-mancino-a-occhi-chiusi-fatto-a-rovescio (mangiando un pancakes). In realtà no.
Quel campione ha acquisito la capacità di farlo. Con ore e ore e ore e ore di allenamento. Con altrettanti fallimenti. Provando e riprovando e riprovando ancora ma la verità è che lui è esattamente come ognuno di noi. Quando è nato aveva esattamente le mie stesse capacità: non era in grado di mettere a fuoco sua mamma che lo guardava commossa a mezzo metro da lui.

Provare cose fino allo sfinimento vuol dire avere la testa dura e serve esattamente tanto quanto avere il coraggio di cambiare quando un sistema non funziona, avanzare di un passo e andare avanti. Avere forza e coraggio di fare un passo indietro e ricominciare da capo in un altra direzione quando quello diventa un muro insuperabile.
Pattinatrici bloccate da anni sullo stesso salto senza andare ne avanti ne indietro. Perchè troppo spaventate dalla necessità di cambiare qualcosa. Innamorate si nel pattinaggio ma in una posizione scomoda, nel mezzo. Troppo in basso per poter scavalcare l’ostacolo e troppo in alto per poterci passare sotto. Incapaci di prendere una decisione per mille motivi differenti.
Ma come ripetuto ovunque “la paura esiste solo nelle nostre menti, è il pericolo ad essere reale” e questo ferma tantissime persone dal prendere decisioni coraggiose o comportarsi per ciò che si è.
Estendendo il discorso: che pericolo imminente ci potrà mai essere nell’esibirsi in una pista durante una gara? Eppure si ha paura.
Si ha paura perchè non ci si ricorda delle capacità acquistite, si ha paura perchè si pensa di non avere talento. Ragionando esattamente al contrario di come si dovrebbe e bloccando la mente in una specie di limbo. Le capacità acquisite sono acquisite. Il talento lo abbiamo naturalmente, il disco in gara è stato provato quindi non c’è niente che ci impedisca di fare del nostro meglio
Ogni volta in pista (ed ovunque) dovremmo comportarci come dei cavalli appena nati. Che sanno già cosa fare e devono solamente farlo, la nostra vita ci ha già forgiato fino a questo punto tanto vale andare avanti.

perchè ogni pattinatore ed ogni pattinatrice sulla faccia del pianeta ha faticato per guadagnare ogni singolo passaggio attraverso passione ed allenamento e testa dura e fallimenti.

e amore

e coraggio

quindi liberiamo “la mente dalle false circostanze che ti vogliono vincente non importa quanto inutilmente
da chi ci dice che vali niente
da chi produce il sonno della mente
da chi fa giochi di potere senza cuore rispondi

CHE LA NATURA TI CHIAMA LA NATURA TI CHIAMA!” 

sollevate la testa, abbiamo guadagnato la posizione eretta per guardare lontano non buttiamo alle ortiche i famosi 5 milioni di anni di evoluzione siamo un miracolo che cammina su 2 gambe, respirate…. e ricordate ognuno di noi, nessuno escluso, ha tutto quello che serve per potercela fare.

L’unico pezzo da aggiungere è il coraggio.

Il resto c’è solo da andarselo a prendere, ed una volta fatto il passo scoprire che era solo ad un millimetro da noi.

 

Data pubblicazione post: 2014-11-25 16:22:18

scusate il silenzio

E’ talmente tanto tempo che non aggiorno il blog, che non mi prendo cura di questa piccola creatura, che mi ero addirittura dimenticato di aver aggiornato wordpress. (che è quella c0sa che permette la visualizzazione di questo blog, in pratica quello che state vedendo lo avevo aggiornato e me ne ero dimenticato)
Ho trovato due commenti splendidi che ho moderato con un mese di RITardo. L’unica cosa che ho fatto per questa creatura è stato pagare il canone di rinnovo del dominio semplicemente per non vedere le mille mail di Aruba che avevano raggiunto il limite dello stalking.
L’inverno quest’anno è stato particolarmente rigido.  Particolarmente buio. Particolarmente difficile.
E’ iniziato tutto con una coreografia che ho odiato non appena terminata (che avrei poi dovuto portare alle gare) passando da una crociera rotta a -24h da uno spettacolo per finire con i miei pattini ammaccati e rovinati, che mi causavano così tanto dolore da non riuscire a fare i 3 e da doverli cambiare a -7 giorni dalle gare provinciali (che per ovvi motivi non riuscirò a fare)
Sinceramente se continuo a pattinare è per merito dei miei allievi, quelle meravigliose persone del gruppo adulti. Se non fosse per loro avrei già smesso.
Mi ripeto sempre che niente succede per caso. Quindi probabilmente questo è quello di cui avevo bisogno.

Però… la mie difficoltà da settembre sono passate per un axel nuovamente disperso ad una sottile strisciante consapevolezza si sta facendo strada.

Più volte ho affrontato il discorso sul perchè noi pattiamo.

La consapevolezza che si fa strada è che ne sto perdendo la cognizione.  Oramai sto sfiorando il punto in cui non pattino perchè mi piace. Piuttosto sto pattinando per riuscire a riprendere l’axel a tutti i costi e farlo nuovamente come mi veniva questa estate. Tutti i miei allenamenti si stanno sviluppando in funzione di questo.

Gli allenamenti vanno bene se faccio un numero sufficiente di axel, vanno male se ne faccio pochi o fatti male.
Sembro una persona affetta da compulsione che è felice solo se riesce a soddisfare il suo bisogno. Il resto non conta niente. Il mondo, le giornate lunghe, gli alberi risvegliati e gli insetti che cominciano a svolazzare intorno.
Se riesco a fare QUEL salto va bene, se non riesco va male! FINE. Semplice e cristallino. E allora? tutto il resto, tutto quello che è il pattinaggio dove sta? Ma la musica…. dove sta la musica? perchè non sento più la musica mentre pattino?
E il vento dove è andato a finire?
La settimana scorsa non ho quasi pattinato. Ogni scusa era buona. Alcune lo erano davvero (vedi pattini rovinati) ma solo qualche mese fa non mi sarei comportato in questo modo, sarei andato ed avrei provato a costo di tornare a casa 10 minuti dopo.
Quindi non lo so… aspetto la primavera per ripartire. Forse succede qualcosa… Lo dico spesso “tranquillo tanto qualcosa succede sempre, qualcosa succede in ogni caso”.
Aspettiamo e vediamo… e intanto il tempo che non ho più scorre via….

Certo che…. Se è vero che si riesce ad insegnare quello di cui si ha più bisogno i miei atleti…  sono apposto.

Data pubblicazione post: 2014-03-13 15:15:40

chi si rialza sei sempre e solamente tu

Nel pattinaggio si cade… ohh che novità. Quante volte ce lo hanno chiesto? ma ti fa male cadere? ma non è duro il pavimento? ma non hai paura di farti male. Sinceramente quando metto i pattini il pensiero di cadere è davvero l’ultimo. Cadere è una cosa che succede agli altri, mai a noi. Poi in realtà si cade ugualmente e serve reagire in determinati casi in maniera particolarmente rapida ed efficace.

Durante gli stage poi si tenta sempre di dare il massimo, in tutti i settori, si cerca di essere più precisi, più veloci, più attenti, di saltare più in alto o semplicemente di pattinare dritti. Questo causa un piccolo scompenso nelle nostre errate abitudini quotidiane di allenamento e applicare le correzioni è sempre abbastanza traumatico. Routine scambinate, piccoli rituali modificati e si finisce per rovinare a terra. (il più delle volte)

Racconterò di una caduta da un doppio salchow rovinosa. E della lezione che ho appreso immediatamente dopo. Una di quelle cadute come se ne fanno migliaia, di quelle che lasciano senza fiato per alcuni secondi e richiedono alcuni minuti per recuperare. Di quelle cadute dove sbatti anche il gomito e la mano resta mezza addormentata per un po’.
Dopo siffatto atterraggio dal salto (il salto non è mai un problema) ero fermo a bordo pista a rifiatare. Una signora che mi chiedeva se mi ero fatto male sul serio e se doveva chiamare qualcuno per aiutarmi completa il quadro generale.

Rientro in pista ancora stordito e comincio a saltare. Nemmeno a pensarci, la paura la faceva da padrona, il dolore ed il ricordo erano troppo vividi. Nonostante non riuscissi nemmeno a fare un salchow da un giro le allenatrici erano li che continuavano a correggermi. Eravamo tanti e loro cercavano di seguire tutti. Un consiglio ogni 2-3 tentativi era tuttavia quasi assicurato. Continuavano a dirmi come saltare, cosa sbagliavo, come rimediare, ma non con un tono affranto ne sfiduciato me lo stavano semplicemente notificando.
Sono stato diversi minuti in pista. Sempre + frustrato, dal fatto che “accidenti nessuno mi capisce? perchè nessuno si rende conto di quanto sto male, cavolo, un aiutino sarebbe gradito…”  cercando di fare salti da un giro quando avrei dovuto effettuare dei doppi, ogni consiglio in quello stato mentale era come un insulto: “lo so cosa devo fare stupida arpia sono caduto dammi tregua, lo so sono stupido che non ci riesco mica è colpa mia”
questa brutta brutta gente insensibile. Un anima pia che mi dica “hey tutto bene? forza un piccolo sforzo” oppure qualcuno che mi raccolga e mi butti su una sedia dicendomi “hai fatto bene lo stesso sei stato bravo ora riposati”

Così dopo un altro giro a vuoto ho realizzato…. Nessuno mi avrebbe mai aiutato, non perchè non volessero ma perchè nessuno poteva farlo. Non è questione di non riuscire  a saltare a causa del dolore, ne della paura, ne dello stordimento. Se non saltavo era perchè non volevo farlo. Non ne avevo voglia aspettando che qualcosa di “diverso da me” entrasse in azione con una bacchetta magica facendomi fare quello che non volevo.

Nessuno potrà mai rialzarci, ne farci continuare a fare qualcosa. Per quanto le situazioni possono essere avverse solo a noi spetta la decisione di fare o non fare. Magari una pacca sulle spalle aiuta certo. Ma non solo non sempre è possibile ricevere parole di conforto. Ho il timore che tanto più conforto venga dato tanto più più se ne cerchi. Fintanto che non riusciremo a confortare noi stessi, ogni azione proveniente dall’esterno sortirà solo un piccolo effetto, il più delle volte placebo, che svanirà non appena l’azione esterna cesserà di essere. Non è mai questione di trovare scuse, ma di trovare motivi. Perchè qualcosa venga fatta (per quanto banale questa frase possa essere) è innanzitutto necessario che venga fatta.

Delle volte (come dice il testo di una canzone) si è esattamente nel mezzo, troppo in alto per passare sotto al problema e troppo in basso per saltarci sopra. Ed è in quel momento che il dolore è come un tuono. Bisogna trovare un motivo, qualcosa che serva per ripartire da qualche parte, un pensiero anche banale che ci muova quel po che basta per ripartire.

Ma siamo esseri umani, e grazie a dio possiamo scegliere, ogni volta ogni opzione semplicemente come conseguenza del fatto di essere vivi.
Noi abbiamo bisogno sempre dell’unica persona di cui ci dimentichiamo costantemente, abbiamo bisogno di un conforto da chi ce lo può dare e al quale non lo chiediamo mai. Quello che abbiamo bisogno è di noi stessi, sempre comunque ed in ogni occasione.
Siamo noi che ci rialziamo, siamo noi che decidiamo se vale la pena fare qualcosa. Stare a piangersi addosso, o peggio cercare un alibi per non fare qualcosa o utilizzare un evento per attirare l’attenzione è assolutamente infantile ed inutile.

Forse penso in maniera troppo frivola, ma credo fortemente che ognuno di noi sia mille volte migliore di quanto egli stesso non immagini ma tutto questo sempre a patto di riuscire a sollevare in alto la testa, raccogliere il coraggio, respirare ed iniziare a fare qualcosa

 

Michael Jackson –  Wanna Be Startin’ Somethin’

Solleva in alto la testa
Ed urla al mondo

io so di essere qualcuno
e lascia emergere la verità

nessuno può più ferirti ora
perchè sai che è vero

si io credo in me
quindi anche tu credi in te

Michael Jackson –  Wanna Be Startin’ Somethin’
Lift Your Head Up High
And Scream Out To The World
I Know I Am Someone
And Let The Truth Unfurl
No One Can Hurt You Now
Because You Know What’s True
Yes, I Believe In Me
So You Believe In You

Data pubblicazione post: 2014-01-28 13:43:51

Quando si vorrebbe imparare in un istante tutto quanto

mi è stata fatta una domanda oggi: “come procede con il pattinaggio?”

Beh, fortunatamente tutto bene, in realtà… ho pensato un attimo prima di rispondere. Si insomma va bene, sto migliorando, imparo nuove cose, continuo ad allenarmi… Insomma non c’è niente di male….
In realtà…

Non è tutto perfetto, sarebbe una enorme balla.  In realtà tutto procede troppo lentamente. E’ come trovarsi immersi fino alla cintola nel miele, cercando di venire fuori. Per qualche minuto si lotta come un disperato cercando di liberare le gambe dalla sostanza appiccicosa. Poi bisogna fermarsi per rifiatare. Allentando i morsi della disperazione, per guardarsi attorn0, pensare ad un modo più intelligente per liberarsi dalla situazione e guadagnare qualche boccata di ossigeno non troppo concitato.

Quando mi guardo indietro a tutto quello che ho fatto mi sento sempre così, come incollato, come se tutto procedesse troppo troppo piano. Vorrei imparare tutto subito, in una unica giornata. Senza dimenarmi come un insetto nel miele solo per arrivare ad una singola semplicissima difficoltà.
Vorrei che arrivasse un allenatore che  potesse insegnarmi tutto quanto, semplicemente dandomi i consigli giusti nel modo giusto, di colpo.

So che moltissimi altri pattinatori vogliono la stessa cosa. Ho visto tantissimi atleti rimbalzare da una società all’altra inseguendo questa chimera. Credendo che “ma l’altro allenatore è migliore te lo dico io”, e poi l’altra allenatrice, e poi l’altra società e poi l’altra squadra e poi…. e poi… e poi niente cambia.

Tutt0 continua ad accadere troppo lentamente. Si impiega troppo tempo ad acquisire nuovi salti e le trottole girano troppo piano…. Durante il disco sei troppo lento e finirai in ritardo con la musica. Tutto sembra incollato allo stesso livello.
La verità fortunatamente non è però questa.

In verità bisognerebbe ricordarsi cosa si è, voler bene ad ogni singolo piccolo miglioramento. Imparare a guardarsi indietro e osservare quanto siamo migliorati. Perchè i miglioramenti ci sono sempre, spesso siamo noi a non volerli vedere, spesso siamo noi che ci aspettiamo troppo da noi stessi. Maledicendoci se non raggiungiamo determinati obiettivi.

Le cose non succedono mai ne troppo velocemente ne troppo lentamente. Non ha senso in realtà pensare a questo. Le cose accadono alla velocità a cui devono accadere. Tutto succede sempre alla velocità giusta. Dopotutto se ci si impegna al massimo, perchè dovremmo essere tristi di non apprendere le cose come in realtà vorremmo.

Quello che vince qui, in questo sport come anche in molti aspetti della vita, è la perseveranza. Non serve velocità, serve costanza. Non ha senso preoccuparsi di essere troppo indietro quando si è certi di aver dato il tutto per tutto in allenamento
Se diamo il massimo guadagnamo la certezza che più rapidamente di così non si potrebbe andare quindi è l’unica esatta velocità adatta a noi.

Se un salto non viene da mesi, ok vuol semplicemente dire che non si è ancora pronti. Se non viene una trottola è perchè il tempo non è pronto. Alla fine succederà, il lavoro paga sempre, ed anche quando tutto sembra fermo, quando niente sembra migliorare la verità è che le cose si stanno preparando.

Più volte mi è capitato di avere dei periodi (anche mesi) in cui non è cambiato nulla. In cui ogni cosa sembrava cristallizzata nello stesso punto. Solo per poi guadagnare tutto il tempo perso in tempi imbarazzanti per quando brevi.

Più volte mi è capitato di vedere ragazze mollare per via di alcuni periodi (anche mesi) in cui niente cambiava per loro. Dove la loro perseveranza non è stata sufficiente e così hanno lasciato i loro sogni abbandonati a se stessi. “Tanto non ero brava, non sarei andata ulteriormente avanti”.  Si trattava solo di non arrendersi è’ sempre così, non bisogna arrendersi, per quanto la situazione possa essere avversa.
Per gli allenatori immagino sia poi anche peggio. Ripetere per mesi e mesi le stesse cose, senza mollare le speranze in noi atleti, anche loro devono ricordarsi che è questione di tempo che le cose si sbloccheranno. Anche loro non devono mollare. Devono continuare a lottare a fianco dei loro atleti, a nostro fianco.

Ed ora ho nuove sfide, come tutti. Non diverse da chi sta provando un doppio axel o un triplo salchow. Non diverse da chi sta studiando un pezzo di musica particolarmente difficile con uno strumento, non diverse da chi sta cercando di apprendere un tuffo con chissà quante rotazioni in aria, non diverse da chi sta imparando un accidenti di toeloop o un difficilissimo tre.

Sono sfide, il superamento dei limiti (qualsiasi essi siano) le rende tali.

E mi devo ricordare di non guardare il calendario, non vedere i mesi che mancano alle gare, non contare i giorni, le ore di allenamento, ne  i minuti del mio disco, nemmeno i decimi di secondo delle parabole in aria.

Voglio imparare a contare solo gli orizzonti superati.

Data pubblicazione post: 2013-08-25 13:28:35

La memoria…. si beh ma bisogna saperla usare

tempo fa avevo scritto questo articolo

http://www.figureskater.it/blog/?p=493

era stato scritto in un momento di scoraggiamento profondo, quando ogni cosa sembrava andare male, quando ogni tentativo era non riuscito, in quell’occasione dissi che era importante saper dimenticare il dolore ed il fallimento ma lasciare accesa una luce per non ripetere gli stessi sbagli.

Oggi invece a distanza di quasi 2 anni da quel post voglio ricordare…

non ho memoria lunga io, e questo è un vantaggio, credo… Così tendo a scrivere le cose importanti (di pattinaggio) (ma qui non si parla solo di pattinaggio) su un taccuino nero, il classico moleskine nero a righe tenuto insieme da una serie di elastici.

Lo stavo sfogliando risalendo a gennaio di quest’anno. C’era un piccolo post it su una pagina, tutto spiegazzato e sgualcito. Mi ero persino dimenticato di avercelo messo. La scritta recitava “Axel Master Plan”
Segnando l’inizio del piano definitivo.

Mi sono ricordato in quale momento di scoraggiamento ho messo li quel piccolo pezzo di carta appiccicosa come segnalibro. Sulla pagina qualche schizzo fatto a matita, un sacco di appunti su come tenere le braccia, come tenere la schiena, come far passare la gamba dove lanciare i pesi. Soluzioni per cercare di correggere gli errori sistematici che man mano si andavano presentando. E’ risaputo, correggi una cosa poi ne sbagli una nuova… il cervello non può fare 2 cose insieme, quindi o acquisisci gli automatismi o sbaglierai cose, non c’è scampo.

Ricordo quel momento particolare… era gennaio, stavo seguendo uno stage e, ovviamente,  provando l’axel,

In un secondo nella mente sono tornate tutte le cose che gli insegnanti in quell’occasione ci dissero, molte erano già scritte sulla carta del quaderno altre le ricordavo bene e, per risparmiare tempo, non erano state copiate.

“Se vai in alto giri, ma se cerchi la rotazione non riuscirai a saltare” e poi “devi far passare la gamba” e ancora “non portarti dietro il braccio sinistro”
sono consigli semplici, diretti, pratici ed operativi.

Ma durante quello stage, un po’ perchè mi sentivo molto in soggezione dato che del mio gruppo ero il meno esperto ed un po’ perchè avevo la luna storta, non sono riuscito a fare praticamente niente. Nemmeno un singolo salto decente, niente! La mia fortuna è stato ricordarmi quel momento perchè infine, considerando tutto, da gennaio non sono passati poi molti giorni

La percentuale di riuscita sull’axel è passata da 0 a un buon 80% inoltre non cado praticamente più. Quello che resta un mistero è come mai nei due anni (si si è giusto, 2 anni!) precedenti non ci sono stati sensibili miglioramenti quando poi di colpo in 6 mesi è successo tutto.
Ma non voglio stare qui a pensare a cosa sarebbe se.
I fatti mi dicono che nel momento di una resa: “tanto l’axel non riuscirò a farlo” adesso sarei da qualche altra parte. L’idea di mollare non mi ha nemmeno sfiorato sarò sincero, mi ha colpito in pieno, duramente, ripetutamente, più volte.

Quando è così dimetichi che alla fine ce la farai, ti dimentichi di combattere, ci si scorda di come fare percependo solo il fallimento. Ripetendo gli errori continuamente, sempre gli stessi e convincendoci che non esiste modo diverso di saltare se non quello sbagliato.
Non esiste allenatore, squadra, amicizia o entità che possa fare le cose a posto nostro. Quello che possiamo fare è applicare subito le correzioni, o quantomeno sperare che qualche anima pia ce le ripeta per un tempo sufficientemente lungo senza impazzire.

Una frase che sembra di un cinismo universale, in realtà è di una verità sconcertante se letta nel modo giusto è che

“Nessuno crederà mai in noi al di fuori di noi stessi”

Un esercito di amici, allenatori, fidanzati/e, sorelle, genitori e familiari, amici, gatti e cani, pesci rossi e tartarughe non sarà sufficiente a convincerci che “noi possiamo”. Se siamo convinti di non potere non esiste fuga, non esiste nessun super allenatore ne super società. Ci siamo solo noi davanti ad una difficoltà, esistiamo solo noi che in questo caso diventiamo la misura del nostro fallimento.
Ma ecco che basta credere in se stessi appena un po’ di più che una pacca sulle spalle o un incoraggiamento lanciato una compagna di squadra diventa la spinta decisiva.

Non riuscire è una cosa da chiunque, farcela è una cosa da pattinatori

Data pubblicazione post: 2013-07-30 13:47:49