Nizza, campionati del mondo pattinaggio sul ghiaccio: Matteo Guarise e Nicole della monica qualificati. Diretta gare su rai sport 2

matteo guarise sul ghiaccio qualificatoDurante il Preliminary Round la coppia artistico formata da Nicole della Monica e Matteo Guarise si è quialificata per questi campionati del mondo di pattinaggio artistico sul ghiaccio di Nizza ottenendo la settima posizione su undici concorrenti totali.

Il nostro ex rotellista al mentolo e la sua compagna si sono così garantiti il diritto di partecipare alla gara vera e propria, era sufficiente infatti rietrare nelle prime otto posizioni per avere accesso alla competizione.

Li potremo vedere e tifare venerdì 30 marzo alle 18.00 su rai sport due quando scenderanno in pista presentando il loro programma corto. Matteo anche se sei un disertore e diffondi orore di mentolo per l’aria farò lo stesso il tifo come una tredicenne al concerto di lady gaga :)

Data pubblicazione post: 2012-03-27 07:16:09

Pattinaggio artistico a rotelle, regolamento UISP: trentenni contro undicenni

Non succede in nessun’ altro sport che un atleta di 31 anni si scontra con un rivale di appena 11.
Cito testualmente dal regolamento UISP di quest’anno liberamente reperibile a questo indirizzo:

http://www.uisp.it/pattinaggio/files/principale/regolamenti%20di%20settore/2012/normeart2012.pdf

a pagina 6 del documento troviamo la definizione della formula F4 maschile che come tutte le altre formule ha delle suddivisioni di età. Quello che ci interessa è il gruppo “A”:  anni 2001 e precedenti. Cosa significa questo?
Tutti gli atleti che hanno più di 11 anni sono in una unica grande categoria: un tale regolamento porta alla luce un problema affatto secondario!

Non è nemmeno contemplato il fatto di poter iniziare a pattinare in età avanzata.

Ho iniziato a 26 anni perchè, per una serie di eventi non troppo felici, prima di allora non mi era stato possibile. Non me ne faccio una malattia, il mondo delle volte è poco clemente con le persone, lo schifo succede e devo prenderne atto. Ho iniziato a pattinare a 26 anni e mi sto allenando duramente per migliorare cercando di recuperare i 20 anni di RITardo accumulato. Non mi interessa sapere se staccherò mai un triplo, io amo questo sport e pattino perchè mi piace.
Come è possibile che ci sia un confronto diretto tra un atleta trentenne ed un undicenne? succede in qualche altro sport? Al di la delle competenze tecniche dei singoli atleti, non mi sembra avere molto senso. Ok mi verrete a dire che è abbastanza normale che i ragazzi intorno ai 12-13 anni cominciano a fare l’axel e che quindi la formula F4 A è quella giusta per la loro età, ma tutti gli altri?

Come la mettiamo con tutti quelli che hanno iniziato dopo? Tutti gli atleti che sono in grado di eseguire un axel  si ritrovano nella stessa categoria. Trentenni ed undicenni in un confronto diretto in pista. Non si incoraggia nessuno a partecipare in questo modo.

“Ipotizziamo” una gara un cui io che ho 31 anni (o mio dio già trentuno!!!!)  vengo battuto da un ragazzo giustamente più bravo di me di 11 anni (che non è una ipotesi in quanto già successo).
E’ assolutamente giusto che il ragazzino vinca essendo più bravo, non ho dubbi su questo e merita i miei complimenti per il primo posto guadagnato! i giudici valutano oggettivamente quello che succede, una persona più brava di un altra vince. Semplice.
Ma che senso ha permettere da regolamento una simile sfida? L’intento delle gare non è forse stimolare le persone a migliorarsi? Io non riesco a sentirmi  in competizione con un undicenne, ne tantomeno mi sento stimolato. Non so lui come si sia sentito, ne i suoi genitori, ne il suo allenatore ma sicuramente avranno trovato la cosa alquanto anomala!
Succede poi che sul podio sono più alto pur stando al secondo posto. Dove è l’agonismo? Come potrebbe mai esserci un reale confronto!? Ma soprattutto come è possibile che un regolamento non abbia previsto questo?

Queste regole dovrebbero incentivare lo sport!

Un adulto che si avvicina a questa disciplina non fa le gare perchè  non percepisce ne il motivo ne la competizione , dopo poco si perde interesse e  si lascia. Ho visto tanta gente mollare per mancanza di stimoli. Allenatori smettere di allenare o farlo in maniera approssimativa proprio perchè “tanto che li alleni a fare gli adulti, a che serve manco ci sono le gare”. Come se non avessimo dignità per farle le gare. So assolutamente di non essere l’unico a pensarla in questo modo.

Addirittura l’età scende di un anno se si prende in considerazione la formula 3 che parte dal 2002 e precedenti!

La UISP ha una presenza capillare sul territorio. Mi verrete a dire che ci sono magari trofei per adulti in giro per l’italia, ed è vero. Ma una capillarità simile alla UISP con selezioni provinciali e regionali i trofei non la possono dare. Un adulto che lavora non può facilmente spostarsi nelle zone dove si tengono i trofei per andare a fare quella singola gara e tornare a casa e basta. Magari però le regionali e le provinciali riesce a farle! E per le nazionali si vedrà in estate quando sono tutti in ferie.

Sarebbe facile  inserire una ulteriore categoria per adulti, oltre i 2o o i 25 anni con la clausola di non partecipare anche alle FIHP, fine. Tanto a quell’età se sei un pattinatore di alto profilo non ti iscrivi ad una F4. Se invece non si è iscritti nelle FIHP allora molto probabilmente si è appena iniziato a combattere le proprie battaglie in questo sport. Una sola categoria in più, che non frammenterebbe niente, sarebbe esclusiva per chi come noi (e siamo tanti) si ritrovano in questa situazione.

Che non è ne una condizione assurda ne stravagante, ho solo iniziato tardi, come molti altri. CAVOLO!

La cosa che fa sorridere è che questo capita in ITALIA. L’italia che da sempre brilla per i risultati ottenuti dai nostri atleti in questo durissimo sport. Dovremmo essere all’avanguardia. Incentivare quello in cui siamo l’eccellenza. Dare ulteriore visibilità al pattinaggio. Invece niente…

Si potrebbe auto-generare il movimento per adulti semplicemente dando la possibilità di gareggiare, si tratterebbe di nuovi atleti, nuovi corsi, nuovi iscritti e nuove speranze.

Un piccolo esempio: basti pensare a quante mamme mandano le figlie a pattinaggio perchè “era il mio sogno fin da bambina” Tutte queste mamme magari potrebbero voler provare a pattinare anche loro, o magari a riprendere. Basterebbe così poco…

Una copia di questo articolo verrà inviata alla fhip, e alla uisp, sperando che qualcuno mi prenda in considerazione….

 

 

Data pubblicazione post: 2012-03-09 10:19:25

la cosa più difficile

Dopo il saggio di natale stavo parlando con “le piccole” della nostra società. Tutte brave ragazze e tutte innamorate di questo sport.

Ad un tratto una di loro, mentre parlavamo, dal nulla chiede: “Ma quale è la cosa più difficile da fare?”

Non era una domanda stupida ne tantomeno una domanda che mi ero mai posto. Già, è una domanda che ha un certo spessore quando si pattina. Qual’è la cosa più difficile? Certo, per me potrebbe essere un axel, o una abbassata, magari per lei poteva essere un semplice o un toeloop.
La cosa più difficile si sposta di continuo, è sempre li ad un passo da te che per quanto ti sforzi non riesci ad afferrarla.

In quell’occasione non le risposi, o per lo meno buttai una risposta evasiva quanto stupida, tanto per tagliare corto. Quella domanda rimase appesa. Ognuno di noi è diverso, ed ognuno di noi ha qualcosa che non riesce a fare. La risposta sicuramente non è in un qualche strana frase tecnica del tipo “è estremamente difficile evitare uno step-out all’arrivo dell’axel quando sei anche solo leggermente sbilanciato” si ok, fa figo ma poi?!  che ho risolto dando una non-risposta.
Spero che quella mia compagna di squadra passi da questo blog un giorno o l’altro, perchè ho capito adesso, ad oltre un mese di distanza, quale è la cosa più difficile.

Ogni salto, ogni singolo elemento, ha una sua personalità. Quella trottola che il destino ha voluto farci stare antipatica fino ad odiarla profondamente e quel salto che le congiunzioni astrali hanno deciso che ci viene bene, sempre. La cosa difficile è voler bene a quello che sappiamo già non venire!

Ovviamente a nessuno mai verrebbe in mente di dire “mi paice il mio lutz atterro tutto storto e con le braccia in posizioni strane ma è proprio bello”. Sarebbe una ipocrisia. Allora, dopo un po’ che l’elemento non viene, si comincia a restare incastrati dentro strane spirali di pensiero: il mio lutz fa schifo lo odio.
Ci si arrabbia contro quel salto, si va a farlo ogni volta con una carica di odio maggiore, ogni volta il salto andrà peggiorando fino al punto in cui deciderà di smettere di uscire, in via definitiva.

Dovremmo volere bene ad ogni cosa che sappiamo fare e voler bene ad ogni cosa che non sappiamo fare. Non perchè quell’elemento ci porti punti ad una gara, ne perchè quando la gente ci vede ci dice “ohhh che bravo”.

Dovremmo voler bene alle nostre difficoltà perchè siamo noi a farle. Voler bene a quell’axel che non vuole più venire perchè forse gli abbiamo fatto un torto di troppo. Voler bene a quei passaggi in serpentina sul disco che sono un niente più veloci delle nostre capacità. Dovremmo voler bene a quella rovesciata che accidenti a lei e l’uscita!
Siamo noi a fare tutte quelle cose, nel bene e nel male, nei punti, nelle penalizzazioni, nella gente ammirata che dice “ohhhh”, e nella gente divertita che sussurra “che ridicolo che è a fare certe cose”.

Alla fine tutto parte e si ferma sulla nostra esecuzione. Tutto inizia e finisce su quello che noi abbiamo fatto. Tutto è in ogni nostro salto di ogni allenamento, in ogni rotazione di tutte le trottole. Siamo noi a fare qualsiasi cosa. Voler bene a quello che facciamo significa cominciare a voler bene anche a chi lo esegue.

Ok non è perfetto, e non lo sarà mai. difficile trovare un pattinatore o pattinatrice che dirà “ah si, il mio doppio toeloop è perfetto”.

Ogni salto ha qualcosa che non va, ma alla fine cosa importa? Facciamo cose al limite della fisica, per quanto semplici nessuno, che non sia un pattinatore, è in grado di fare. E noi ci si lamenta dell’uscita incerta di un axel o di uno step-out su un doppio!?

Voglio imparare questa cosa, voglio imparare a volermi bene, voglio imparare a voler bene a quello che faccio, ad essere orgoglioso di quello che con tanta fatica ho imparato. Voglio essere consapevole del fatto che migliorerò ogni cosa! Voglio andare nelle piste e fiero starmene dritto in mezzo alla pista guardando dritto avanti a me durante una gara. Sapendo che anche se non sono un pattinatore provetto, io sono!

Perchè li in mezzo, a sfidare il destino, ancora una volta ci siamo noi, e ricordarsi che il destino lo sfidi con un salto semplice che hai appena imparato e anche con un triplo lutz twist lanciato che hai comunque  appena imparato. Non è la difficoltà che fa la sfida, come se un duello danzato con i coltelli fosse meno mortale di uno corso con le pistole. Tutto questo potremo farlo nel momento in cui avremo imparato ad amare quello che sappiamo fare, quello che noi tutti siamo!

Ecco la cosa + difficile!

Data pubblicazione post: 2012-02-02 16:33:04